La domanda che mi arriva più spesso da chi sta per scrivere il suo primo ebook non è “come struttura un libro”, è “quale AI uso, ChatGPT o Claude”. Come se la scelta dello strumento fosse il punto che decide se il libro si fa o no. Non lo è — ma la domanda ha comunque una risposta, e vale la pena darla bene, perché le due cose si comportano davvero in modo diverso su un lavoro lungo.
Il problema non è “quale scrive meglio”
Impostata così, la domanda non ha risposta: entrambe scrivono frasi corrette, entrambe capiscono l’italiano, entrambe possono produrre un capitolo leggibile se gliene fai richiesta chiara. Il punto che fa davvero la differenza quando lavori a un ebook — non a un post, non a un’email, a un testo di decine di pagine costruito in più sessioni — è un altro: quanto lo strumento resta coerente con se stesso capitolo dopo capitolo, e quanto tiene il filo di istruzioni di tono e struttura che gli hai dato all’inizio e che non vuoi ripetere ogni volta.
Dove Claude aiuta di più su un ebook
Nella mia esperienza, Claude regge meglio le sessioni lunghe: se all’inizio del progetto gli dai una voce precisa — “scrivi in prima persona, frasi brevi, niente elenchi puntati nei capitoli narrativi” — quella voce tende a restare stabile anche dieci capitoli dopo, senza che tu debba incollarla di nuovo ogni volta. È utile anche quando devi incollare un capitolo già scritto e chiedere “continua con lo stesso tono”: tende a imitare lo stile che gli hai mostrato invece di tornare al suo default. Per un ebook, dove l’incoerenza tra un capitolo e l’altro è il difetto che si nota di più a lettura finita, è la differenza che conta.
Dove ChatGPT aiuta di più
ChatGPT resta il più comodo per le fasi rumorose del lavoro: buttare giù venti idee di titolo, sbrogliare una scaletta che non sta in piedi, farsi venire in mente angoli diversi sullo stesso argomento. È il momento in cui vuoi risposte veloci e tante alternative da scartare, più che coerenza su un testo lungo. L’ecosistema di app e integrazioni intorno è anche più maturo, il che aiuta se il tuo flusso di lavoro coinvolge già altri strumenti collegati.
Il flusso che uso davvero
In pratica non scelgo una volta per tutte: uso ChatGPT nella fase di scaletta, quando l’ebook non esiste ancora e mi serve buttare giù e scartare in fretta. Poi passo a Claude per la scrittura vera, capitolo per capitolo, perché è lì che la coerenza di voce conta più della velocità di generazione delle idee. Non è la risposta più comoda da dare — “usane uno solo” sarebbe più semplice da seguire — ma è quella onesta, e cambiare strumento tra le due fasi costa cinque minuti, non un progetto in più.
Il vero collo di bottiglia non è lo strumento
Qualunque AI tu scelga, il risultato dipende molto più da come gliela chiedi che da quale delle due apri. Un prompt vago produce un capitolo generico con qualsiasi modello; un prompt che specifica voce, struttura e cosa evitare produce un capitolo che suona tuo, che tu stia usando ChatGPT o Claude. È il motivo per cui, prima ancora di scegliere lo strumento, vale la pena avere già pronti i prompt giusti invece di inventarli lì per lì.
Se vuoi vedere l’intero percorso, dall’idea al prodotto finito, la guida completa è qui. E se il punto in cui sei bloccato è proprio il primo — non sai ancora di cosa parlerà il tuo ebook — qui trovi i 5 prompt che uso io per trovarla, gratis.
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